Atari contro Sidam: La Guerra alla Pirateria

Durante il suo massimo successo negli anni ’80, Atari, oltre a contare soldi, era seriamente impegnata nella guerra alla pirateria. Centipede, Missile Command, Asteroids, BattleZone contavano innumerevoli tentativi di copia e le pcb clonate infestavano il mercato mondiale.

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Uno dei primi casi di battaglia legale fu proprio contro l’italiana SIDAM, produttrice e distributrice di MAGIC WORM, un clone in salsa spaziale di Centipede. Diciamo forse che alla SIDAM una convocazione in tribunale prima o poi dovevano aspettarsela visto che in soli tre anni avevano copiato ad Atari pure Avalanche, Asteroids, Video Pinball e Missile Command.

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In tribunale, il designer prodigio dell’Atari Ed Logg riuscì a dimostrare che non solo Magic Worm era evidentemente ispirato a Centipede ma che tutto o parte del codice era lo stesso. Come fece? Nascondendo proprio nel codice originale del gioco una routine, apparentemente inutile e poco visibile, che poteva essere richiamata attraverso una particolare chiave. Una volta attivata, la routine elaborava la dicitura “Copyright 1980 Atari” in… codice morse.

Ed Logg Game Designer Atari, 1982 - Retro-Game.it

Ed Logg fu in grado di rilevare questa protezione direttamente sulla scheda SIDAM, dimostrando quindi che il codice era prelevato pari pari da Centipede. Da allora SIDAM smise di copiare giochi Atari… e inizio a copiare solo Sega, Konami e Namco 🙂

Atari vs Sidam causa legale copyright Magic Worm Centipede Ed Logg su Retro-Game.it

Nell’immagine un documento interno Atari scritto dallo stesso Ed Logg, che invitava tutto lo staff Atari a trovare soluzioni “creative” su come proteggere i futuri giochi prodotti, suggerendo trucchetti come routine che controllavano che la dicitura di copyright fosse sempre presente a schermo senza alterazioni o sistemi di protezione che “incasinassero” il gioco in caso di manomissione. In particolare, il blocco del gioco doveva avvenire sadicamente non all’accensione, ma quando i punteggi iniziavano a diventare consistenti, così da aggiungere alla violazione di copyright l’ancora più pericolosa incazzatura del videogiocatore.

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