Il Fenomeno Space Invaders

Sale giochi interdette ai miniori di 15 anni se non accompagnati. Polizia in allerta per aumento di furti di monete, ragazzini che scappavano di casa per rintanarsi in sala giochi, risse per il proprio turno di gioco. Tutto questo per colpa di Space Invaders, uno dei primi, se non il primo, vero videogioco arcade.

Progettato dal designer Tomohiro Nishikado e distribuito nel 1978 da Taito in Giappone, Space Invaders divenne un incredibile successo commerciale, con ricavi che bruciarono tutti i record dell’industria del gioco dell’epoca.

Sviluppato ispirandosi alla letteratura e cinematografia fantascientifica di quegli anni (da Star Wars a Battleship Yamato) con nemici che incrociano quelli della Guerra dei Mondi a mostri marini, Space Invaders richiese hardware e software di sviluppo costruiti appositamente.

Il suono ipnotico del gioco, il ritmo incalzante degli invasori e un gameplay che provocava dipendenza e voglia di competizione trasformarono le sale giochi, prima del Giappone e poi dell’America intera, in luoghi affollati con file chilometriche per fare una partita. Le conversioni casalinghe, come quella per Atari 2600, divennero vere e proprie “killer app” capaci di quadruplicare le vendite delle console.

Space Invaders non fu solo un videogioco. Space Invaders rappresentò la trasformazione e la rinascita dell’industria videoludica, che dai giochi in stile Pong, freddi e legati alla realtà si incamminava verso mondi fantastici che invece facevano sognare, con alieni, astronavi e viaggi nei cieli stellati.

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