Street Fighter II: La storia dietro il successo!

Street Fighter II: The World Warrior ha senza dubbio rivoluzionato il mondo dei picchiaduro a incontri. Ancora oggi, a distanza di quasi 27 anni, è considerato tra i migliori videogiochi di tutti i tempi (e anche quello che ha fatto guadagnare più soldoni a Capcom). SFII detiene anche molti premi curiosi, come il “Most Cloned Fighting Game” e “First Fighting Game to Use Combos”.

Il team che realizzò questo videogioco era tanto talentuoso quanto strambo. Akira “Akiman” Yasuda , grafico, pare avesse sostenuto il colloquio presso Capcom metà in giacca e cravatta e metà in pigiama. Ah, dimenticò a casa anche il portfolio dei suoi lavori. Quando gli chiesero perchè, rispose che era così bello che l’avevano rubato. La sua esuberanza venne premiata e fu il primo ad essere assunto.

Yasuda era così dedito al lavoro, che gli capitava spesso di restare fino a tardi a lavoro e dormire sotto la scrivania. Proprio per questo, quando Capcom si spostò nei nuovi uffici, la sua prima preoccupazione fu quella di cercare la stanza con la moquette più morbida. All’epoca, gli artisti impiegavano dai sei agli otto mesi per completare l’intero set di animazioni di un personaggio. Yasuda ci impiegò un mese e mezzo. La creazione a cui rimase più affezionato fu quella di Chun-li ed i suoi fianchi, di cui andava artisticamente molto fiero. Ancora oggi i colleghi ricordano le lunghe discussioni tra Yasuda e Yoko Shimomura (music artist) sul perchè le donne con i fianchi pronunciati fossero più attraenti per gli uomini.

Yoshiki Okamoto, che era a capo dello sviluppo arcade, era invece famoso tanto per i suoi scherzi quanto per la sua incapacità di reggere l’alcol. Una volta scambiò il cd con i nuovi concept art con uno pieno di donnine svestite, giusto per vedere la faccia dei colleghi durante la riunione. Ma nessuno poteva mettere in dubbio il suo talento: prima di lavorare in Capcom, aveva collaborato con Konami, realizzando l’acclamato Time Pilot. Peccato che Konami l’avesse assunto per creare un nuovo gioco di guida!

Akira “Nin” Nishitani, Designer, era universalmente considerato un genio dai suoi colleghi. Sulla sua scrivania c’erano mucchi di videogiochi e demo. E lui era in grado di dividerli in due pile giusto con una occhiata, dividendoli tra “quelli che avrebbero funzionato” e “quelli a cui mancava qualcosa”. Nello stage di Street Fighter II ambientato a Las Vegas, si può vedere chiaramente il suo nome “Nin Nin” su di un cartello nello sfondo. Per l’epoca era una grande soddisfazione e dimostrazione di stima, perchè Capcom non consentiva agli sviluppatori di inserire i propri nomi reali nei giochi.

Yoko Shimomura, che si occupò delle musiche, racconta che in genere programmatori e musicisti non condividevano idee durante lo sviluppo. Erano reparti separati. Nel caso di Street Fighter II, invece, l’affiatato quanto strano team era incredibilmente partecipe durante le fasi di ascolto dei demo musicali. Yoko ricorda che spesso i programmatori che avevano lavorato a questo o quel personaggio erano desiderosi di contribuire alle colonne sonore dei rispettivi stage con i loro suggerimenti.

Un altro problema che Capcom dovette affrontare con il successo di Street Fighter II fu quello della pirateria. Si racconta che a Capcom non risultò venduta neanche una copia del gioco in Messico. Ma la realtà dei fatti era che nelle sale giochi messicane c’erano circa 200.000 arcade con Street Fighter II…

Ma alla fine, quanto costò sviluppare Street Fighter II alla Capcom? La realtà è che Capcom non lo seppe… fino a quando il gioco non venne distribuito nelle sale giochi. Era usanza, infatti, non stabilire un budget di produzione, ma semplicemente attendere la conclusione del progetto e poi fare i conti all’inverso. Per Street Fighter II furono necessari 10 mesi di lavoro (anche se in alcune interviste si dichiara quasi il doppio) e nessun turno di lavoro straordinario. Il Team era composto da 35 persone, con uno stipendio medio di 7000 dollari (nel 1991) al mese. Fate voi i conti!

Vedi anche: La Storia di Takashi Nishimaya, il papà di Street Fighter I

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