La Console Colecovision

Coleco (una contrazione di COnnecticut LEather COmpany) è stata la prima azienda ad utilizzare un “chip dedicato” all’interno di un video game casalingo con il Telstar Arcade nel 1976. Cercando di replicare il successo di questa prima console, la Coleco decise di produrre ben nove differenti variazioni di Telstar.

Ma nell’anno seguente ben 75 produttori misero sul mercato prodotti simili e questa concorrenza, unita ad alcune scelte commerciali sbagliate, portarono la Coleco al disastro economico. Mentre la Coleco vendeva giochi tascabili per 20 milioni di dollari, infatti, fu costretta a buttare letteralmente via un milione di unità Telstar, e la compagnia nel 1978 perse 22,3 milioni di dollari. Con l’introduzione dei videogiochi casalinghi con cartucce gioco sostituibili, Fairchild e Atari eliminarono completamente dal mercato i produttori di videogiochi casalinghi non aggiornabili.

La Colecovision è stata la console di terza generazione progettata dalla Coleco, distribuita nel 1982. Offriva controlli e performance molto simili ai giochi da bar dell’epoca, e un catalogo iniziale di 12 titoli più dieci promessi a breve. Durante la sua vita commerciale la Colecovision potrà contare su un parco giochi di 170 titoli. La maggior parte dei giochi erano conversioni di titoli da bar dell’epoca, estemamente simili agli originali da bar e a volte l’unica cosa che li differenziava era qualche livello in meno.

Coleco offrì sul mercato anche un adattatore che consentiva di utilizzare i giochi dell’ Atari 2600 – allora leader del mercato – sul Colecovision. Questo ovviamente consentiva alla Coleco di acquisire nuovi acquirenti e di fruire di un quantitativo enorme di giochi (quelli dell’Atari) senza spendere nulla in progettazione. Il modulo di espansione ovviamente fece scoppiare una pesante azione legale da parte di Atari, ma non ci fu verso di bloccare le vendite a causa del fatto che l’ Atari 2600 era costruito con chip “generici”.

Coleco propose col passare del tempo nuovi moduli di espansione per la console, come il volante e pedaliera da usare con il gioco di guida Turbo. Il terzo modulo -quello finale – rilasciato nel 1983 espandeva il videogioco in un vero e proprio home computer, il Coleco ADAM.

Nel Natale 1982 Coleco raggiunse la cifra di 500,000 unità vendute grazie alla forza dei giochi offerti. Mentre l’Atari godeva della popolarità datagli da giochi come Space Invaders, Colecovision era la prima console ad avere il campione di incassi Donkey Kong della Nintendo.

La Coleco sudò sette camicie per aggiudicarsi questo videogioco. Nel Dicembre 1981 infatti i funzionari Coleco partirono per il giappone per fare trattare l’acquisto della licenza presso la Nintendo. Il responsabile Coleco avrebbe preferito tornare in America per controllare il contratto, ma fu costretto a firmare con la Nintendo immediatamente, quasi alla ceca, in quanto Atari e Mattel erano dietro l’angolo per rubare l’accordo.

Nell’ Aprile 1982 la Coleco e la Nintendo finirono citate in tribunale dalla Universal Studios che ritenevano Donkey Kong un plagio del loro King Kong. Coleco, che aveva investito una fortuna per aggiudicarsi quei diritti da Nintendo e che era prossima al lancio sul mercato del videogioco, decise di chiudere la questione accordando un 3% di tutte le vendite di Donkey Kong casalingo alla Universal. Nintendo, al contrario, iniziò una dura battaglia legale che la vide, alla fine, vincitrice. Coleco, molto tempo dopo, tenterà di riprendersi i soldi delle royalties dalla Universal.

Le vendite Colecovision all’inizio del 1983 superarono facilmente il milione di unità, poco prima di sprofondare nel “video game crash” che si ebbe alla fine dell’anno. Coleco interromperà infatti la produzione all’inizio del 1984. Gli ultimi titoli prodotti (Illusions, Spy Hunter, Telly Turtle, Root Beer Tapper) si videro davvero poco nei negozi. Poco dopo la Telegames comprò una parte di azioni Coleco e produsse qualche altro titolo ma l’impatto sul mercato fu piuttosto tiepido. Quando la Coleco lasciò l’industria aveva raggiunto la soglia di 6 milioni di Colecovision venduti ( In soli due anni e nonostante gli alti e i bassi del mercato causati dal video game crash!). Molti esperti dell’industria del videogioco credono che se non fosse stato per il video game crash dell’84 la Coleco e la sua console avrebbero dominato ancora a lungo il mercato. Coleco aveva superato Atari e Intellivision sia economicamente che qualitativamente nella battaglia di mercato. Ma Coleco non riuscì a rialzarsi dal crash.

Oggi a ricordarci del Colecovision sono rimasti gli emulatori e le roms dei giochi, ormai diventati “abandonware”. Infatti, nonostante i giochi siano protetti da copyright internazionali, i titolari di questi ultimi hanno deciso di non avvalersene, tollerando la diffusione gratuita di tutto il materiale.

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