Sir Clive Sinclair

Sir Clive Sinclair è stata un’iconica e controversa figura dell’industria Britannica per più di un quarto di secolo. Sinclair ha ottenuto nella sua carriera numerosi e significanti successi come l’invenzione della prima calcolatrice tascabile, del primo televisore portatile e di aver realizzato il computer inglese più venduto di tutti i tempi: lo ZX Spectrum. Sinclair però è ricordato anche per i suoi colossali fallimenti, tra cui spicca la C5, un orribile e inutilizzabile triciclo elettrico progettato per l’uso cittadino.

Fu insignito dalla stessa Margareth Thatcher e poi fatto cavaliere nel 1983 per il grande contributo portato all’industria Britannica.

Sir Clive Sinclair fondò la sua azienda nel 1958. La Sinclair Radionics Ltd produceva calcolatori, personal computers e altri equipaggiamenti elettronici. Piccolo era bello per Sir Clive Sinclair. Anche il primo orologio digitale da polso è una sua invenzione. Molte idee nate dalla sua fervida immaginazione non videro mai la produzione di massa comunque, perchè troppo costose o troppo difficili da realizzare con le tecnologie dell’epoca.

Nel gennaio 1980 la Sinclair Radionics Ltd presenta alla rassegna di Wembley il suo famoso ZX80. Poi nell’81 lo ZX81. Entrambi venduti sia in kit di montaggio che già assemblati. Esteticamente poco attraenti e con una grafica in bianco e nero furono un successo inaspettato.

Un paio di anni dopo lo ZX Spectrum fece il suo ingresso nel mercato e diventò in breve tempo il computer britannico più venduto al mondo (e anche il più economico): distribuito in 30 differenti paesi conquistò 5 milioni di soddisfatti acquirenti, tra privati ed aziende.

Come potè un’azienda piccola come la Sinclair Research (140 dipendenti nel picco più alto di produttività) raggiungere una fetta di mercato così prominente nel settore dell’elettronica? Cosa trasformò Clive Sinclair in un’icona degli anni 80? La risposta era semplice: marketing. I sistemi di vendita della Sinclair erano semplici ed efficaci. La pubblicità dei prodotti era innovativa ed attraente. A conti fatti la pubblicità era forse qualitativamente superiore agli stessi prodotti che cercava di vendere.

I prodotti Sinclair possono essere stati piccoli – come la sua azienda – ma la pubblicità dava l’idea che dietro ci fosse un’industria ultra moderna. In poche linee queste le caratteristiche delle sue pubblicità:

Titoli appariscenti, in caratteri grossi, che occupavano più di un quarto di pagina. Paginoni, doppie pagine rispetto alle aziende concorrenti che usavano spazi piccoli, pieni di descrizioni e didascalie. Per Sinclair tutto doveva dare l’idea, nell’impaginazione, che si stesse parlando di una grande azienda.

Una foto per ogni prodotto. Sinclair capì che i suoi potenziali acquirenti gradivano vedere ciò che stavano per comprare.

Sinclair inoltre, non è mai stato timido nell’enfatizzare le caratteristiche dei suoi prodotti. Li osannava cosi tanto che più volte le sue pubblicità venivano multate dagli enti per la tutela dei consumatori.

Enfatizzare l’innovazione… sempre… anche quando non c’era. Variare le pubblicità, anche se il prodotto era sempre lo stesso. In questa maniera il prodotto appariva sempre “nuovo” nella mente dei lettori.

Dare sempre nomi moderni e “forti” ai prodotti. Sinclair era famoso per utilizzare sempre le lettere Z, X e Q nei nomi. Erano lettere forti, poco usate nell’alfabeto inglese e quindi di maggiore spicco. A questo si aggiungeva l’uso estremo di superlativi e di neologismi esotici. Un volgare circuito integrato da 10 watt diventava un “Super IC 10” e cosi via…

Alla fine degli anni 70 il mercato dell’elettronica non era diffuso come oggi. Era materiale per hobbisti e certo i negozi di computer specializzati non esistevano ancora. Sinclair utilizzo quindi molto le vendite per corrispondenza. Oltre a consentirgli di produrre solo ciò che veniva richiesto la vendita per corrispondenza, associata ad una forte campagna pubblicitaria, stimolava il lettore non solo a prenotare il prodotto, ma anche ad attendere con maggiore interesse il suo arrivo nei pochi negozi specializzati in elettronica.

Per il lancio dello ZX81 Sinclair si appoggiò anche a quelle catene di negozi che, fiutato il grande potenziale del boom dei computer negli anni 80, iniziavano ad aprire dei “computer corner” nei loro punti vendita. Sinclair riuscì a strappare grandi accordi in esclusiva con queste aziende… addirittura stipulando contratti PRIMA che lo ZX81 fosse entrato in produzione, girando con un prototipo da esposizione.

La vendita solo su richiesta fu comunque anche un’arma a doppio taglio. L’inaspettato successo di molti dei suoi prodotti e il conseguente incremento della domanda creò non pochi problemi alla piccola industria Sinclair. In più occasioni non riuscì infatti a star dietro alle prenotazioni accumulando ritardi biblici nelle consegne.

Queste difficoltà nel gestire grossi volumi produttivi unite ad investimenti in progetti estremamente pubblicizzati ma poi dimostratisi grandi “flop” come la C5 portarono, alla metà degli anni 80, ad un lento declino dell’impero di Sir Clive.

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